Autismo, verso una diagnosi precocissima?

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Autismo, verso una diagnosi precocissima?

Quando si tratta di autismo, c’è una legge fondamentale da tenere presente: prima si fa la diagnosi, prima si può intervenire, maggiori sono le possibilità di “tamponare” il disturbo, riducendo i sintomi e facilitando lo sviluppo del bambino.

 

Oggi si considera già un buon risultato una diagnosi fatta a 2/3 anni di vita – in molti casi arriva più tardi – ma sarebbe meglio anticipare questo momento. Magari già ai primi giorni dopo la nascita, come suggerisce uno studio appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports da un gruppo di ricercatori italiani coordinato da Giorgio Vallortigara, del Centro mente/cervello dell’università di Trento.

I ricercatori hanno confrontato le reazioni visive di due gruppi di neonati – alcuni considerati ad alto rischio di autismo, perché avevano fratelli più grandi già colpiti dal disturbo, e altri considerati a basso rischio – a diversi tipi di stimoli.

In particolare ai piccoli, in tutto 29 bambini tra i 6 e i 10 giorni di vita, sono state mostrate immagini di stimoli sociali (volti normali, volti con uno sguardo diretto, sequenze di movimento naturale, come la camminata di una gallina) e di stimoli casuali (volti capovolti, con uno sguardo sfuggente, sequenze di movimenti innaturali).

 

Ebbene, è emerso chiaramente che i bambini dei due gruppi si comportavano in modo diverso: i neonati a basso rischio di autismo tendevano a guardare più a lungo gli stimoli di tipo sociale, ne erano sostanzialmente “catturati”, mentre quelli ad alto rischio apparivano disinteressati, e più attratti da stimoli casuali.

 

Secondo Vallortigara e colleghi, questo sembra indicare che già alla nascita nei bambini ad alto rischio di autismo ci sarebbero anomalie nei meccanismi che dovrebbero orientare l’attenzione visiva verso stimoli di tipo sociale. Non solo: i ricercatori ritengono che particolari caratteristiche dello sguardo dei neonati potrebbero essere utilizzate per sviluppare un test precoce per la diagnosi di disturbi dello spettro autistico, in particolare per bambini ad alto rischio, che hanno già fratelli o sorelle con il disturbo.

 

Al momento, però, è ancora presto per pensare a questo test. Lo studio è decisamente interessante, ma preliminare e vanno fatte ulteriori verifiche. Per esempio, bisognerà vedere quanti e quali, tra i bambini del campione esaminato, svilupperanno davvero l’autismo, e che rapporto ci sarà tra il disturbo effettivamente diagnosticato ed eventuali anomalie dello sguardo nei primissimi giorni di vita.

 

 

 

Fonte: http://www.nostrofiglio.it/neonato/0-3-mesi/autismo-verso-una-diagnosi-precocissima

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